La storia di Palazzuolo inizia passeggiando per sentieri e vecchie mulattiere in una natura prepotente dove affiorano primitive vestigia di accampamenti stagionali e di bivacchi di caccia del paleolitico, tracce cospicue di insediamenti dell’Età del Rame e del Bronzo, resti di stanziamenti d’epoca preromana e della colonizzazione romana (in località Le Ari, Ghizzana e Quadalto).
Il Medioevo lo si ritrova custodito gelosamento nella “cripta” sotto a Pieve di San Giovanni Decollato di Misileo, nel borgo antico e tra le gesta di due poderose famiglie, i Pagani e gli Ubaldini. I primi dettero alla storia quel Maghinardo, ricordato da Dante nella “Divina Commedia” (Inf. XXVII, 50-51 e Purg. XIV, 118 19), che morì nel 1362 lasciando alla famiglia Ubaldini la maggior parte dei suoi beni; nel 1362, Gioacchino Ubaldini lasciò, a sua volta, tutti i suoi possedimenti alla Repubblica Fiorentina.
Il Rinascimento lo si riconosce nelle belle pietre che caratterizzano le abitazioni un tempo nobiliari: il Palazzo dei Capitani dove Giulio II e Niccolò Macchiavelli dormirono nel 1506 per poi lasciare il letto a Vicari, Capitani e Podestà sino al 1837, anni in cui il Granduca Leopoldo II unificò la giurisdizione sotto il Vicario di Marradi. Ma la storia di Palazzuolo, che racconta quella d’Italia, ci rivela ancora un Garibaldi sconfitto, in fuga dopo il 1848, che passò una notte insonne in questo borgo, accompagnato dal Canonico Verità e dal Colonnello Leggiero. Nella Grande Guerra e nella Seconda Guerra Mondiale, quando l’intera Valle del Senio era compresa nella “Linea Gotica”, si verificarono episodi di rappresaglia e di deportazione.
Nel dopoguerra un’economia essenzialmente agricola indusse la popolazione rurale a cercare migliori condizioni di vita e così assistiamo ad un esodo massiccio verso le campagne della Romagna e i centri industriali toscani o emiliano-romagnoli. Ad oggi è il turismo che, valorizzando la storia, le attrattive naturalistiche ed una celebra tradizione gastronomica, svolge un ruolo sempre più importante nell’economia di questo piccolo borgo dell’Appennino.

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